Sostegno in caso di Adozione: età successive alla prima infanzia

Diventare Genitori ed essere figli nel percorso di Adozione

 

Adottare un bambino di età successive alla prima infanzia si configura come un processo assai delicato, tanto per i genitori quanto per il bambino stesso. Quest’ultimo, molto probabilmente, avrà maturato esperienze molteplici ed assai complesse e, nel processo adottivo, si troverà a sperimentare cambiamenti evolutivi (cognitivi, affettivi e relazionali) di una certa portanza. Tutti questi elementi, co-occorrenti, potrebbero favorire l’emergenza di diverse forme di disagio.

Si tratta tendenzialmente di bambini che hanno conosciuto l’esperienza dell’istituzionalizzazione e, quindi, di una sensibile deprivazione affettiva. Ci riferiamo, in particolare, alla mancanza di legami privilegiati, che forniscono una base sicura di attaccamento, mancanza di figure di riferimento stabili e spesso insufficienti stimolazioni affettive e cognitive. Troppo spesso, purtroppo, molti ragazzi attraversano esperienze fallimentari di adozione, e/o cambiamenti di istituto precedenti ad un ulteriore percorso adottivo, che vanno ad alimentare il vissuto abbandonico originario, ampliando il senso di inaiutabilità e di indegnità affettiva.

I bambini più grandi conservano ricordi vividi delle esperienze traumatiche, di vissuti di abbandono, deprivazione e talvolta di maltrattamento e abuso. Tuttavia, nella loro memoria si annidano anche ricordi di legami positivi che sono riusciti ad instaurare, nonché di esperienze emotivamente pregnanti con essi. Va tenuto, infatti, presente che, sebbene spesso non sempresiano apparsi sufficientemente buoni, questi bambini hanno comunque saputo creare legami significativi con degli adulti e/o con i pari durante l’attesa dell’adozione, dai quali la separazione può essere molto dolorosa e potrebbe minare l’inserimento nella nuova famiglia. Inoltre, i bambini più grandi hanno sovente costruito un senso di appartenenza con la propria terra d’origine e quindi un legame radicato con gli usi, i costumi e talvolta l’alimentazione del proprio paese che, spesso, denota appartenenza ad una particolare cultura, il cui mantenimento favorisce un senso più stabile di sé. Possiamo immaginare, pertanto, che questi ragazzi presentino delle competenze relazionali più o meno compromesse riguardo la fiducia negli altri, la capacità di stabilire un legame di attaccamento stabile e di tollerare frustrazioni.

Inoltre, si deve considerare che l’adozione, in età adolescenziale o preadolescenziale, arriva in un momento particolare nella storia evolutiva dell’individuo, il passaggio dall’infanzia all’età adulta: i cambiamenti biologici spostano la dimensione di cura e accudimento dall'area dei bisogni fisiologici e psicologici primari all'area dei bisogni affettivi, sociali, culturali; bisogni resi complessi dallo sviluppo cognitivo. In questo peculiare periodo evolutivo la conflittualità tra genitori e figli si può definire come un processo fisiologico, funzionale alla crescita, all’affermazione di sé stessi, nonché alla messa alla prova del legame di attaccamento. I ragazzi tendono a “stressare” il rapporto con le figure di riferimento, sfidando i confini di libertà imposti e spostando l’attenzione verso il gruppo dei pari.

Nell’atto di adottare un preadolescente o un adolescente, bisogna essere preparati e consapevoli del fatto che questo ragazzo non sta solamente attraversando il complesso passaggio dall’infanzia all’età adulta ma sta anche portando con sé il suo passato, sia come ricordo vivido sia come tumulto emotivo. Se l’obiettivo di questa particolare epoca evolutiva riguarda l’affermazione di sé rispetto alle figure genitoriali, per i ragazzi che vanno incontro all’adozione questo processo può configurarsi come molto più complesso

Il sostegno ai bambini e ai futuri genitori, durante tutte le fasi del processo che conduce all’adozione e all’ingresso del minore in famiglia, è tassello fondamentale per la costruzione del legame tra le parti. I bambini vanno accompagnati e preparati all’adozione e quindi all’inserimento in famiglia in quanto, talvolta, il vissuto traumatico ed il timore di un possibile nuovo abbandono spento potrebbe aver spento il desiderio di essere parte di una famiglia. Accogliere, ascoltare le emozioni e i pensieri, spesso negativi, del bambino,accompagnare al superamento della fase acuta, talvolta spaventante, dell’attivazione emotiva risulta indispensabile. La diffidenza e il rifiuto, spesso manifestati mediante atteggiamenti aggressivi che nascono dal timore dell’abbandono e da sentimenti di indegnità, per essere superate necessitano di essere accolte, comprese e validate.

Al fine di promuovere la creazione di un legame di fiducia tra il bambino e la coppia/famiglia adottiva risulta particolarmente utile impostare progetti ad hoc sul bambino, comprensivi di un graduale inserimento del bambino stesso in famiglia e dell’accompagnamento, durante il percorso, da parte della figura di riferimento/educatore della struttura che lo ospitava in precedenza. Questa figura risulta fondamentale ai fini della continuità relazionale e affettiva ma anche per un ambientamento più naturale, basato su principi di fiducia. Incontri tra gruppi di ragazzi adottati, strutturati come momenti di confronto e condivisione delle esperienze, costituiscono un buon modo per favorire il passaggio in famiglia e la costruzione di legami stabili, sia interni che esterni ad essa, come rete di sostegno che, come è noto, favorisce la resilienza.

In questo senso anche l’accompagnamento alla genitorialità per le coppie che decidono di adottare mediante momenti di confronto, condivisione e formazione sono indispensabili. Per prassi, tali coppie, andrebbero preparate ad entrare in contatto con la realtà dei bambini grandi adottabili, a conoscerne le caratteristiche e le problematiche più frequenti. Vanno sostenuti nella capacità di interpretare i bisogni affettivi e relazionali del proprio figlio e nella gestione delle sue attivazioni emotive. A tal fine sembra molto utile mantenere il legame tra la coppia e gli operatori che l’hanno seguito nelle fasi precedenti l’arrivo del bambino, in una logica di continuità relazionale in quanto si presume si sia costruito un rapporto di fiducia prezioso per la relazione di sostegno.

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