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Cos'è l'ansia?

 

L’ansia è l’emozione che si sperimenta quando ci si sente esposti ad una minaccia incombente e grave. Tendenzialmente si attiva un comportamento di fuga, funzionale all’allontanamento dalla situazione pericolosa, che ha come obiettivo la nostra sopravvivenza. In talune occasioni e circostanze l’ansia può prendere il sopravvento e, quindi, possiamo iniziare a sentirla anche quando, apparentemente, non percepiamo alcun pericolo effettivo. Assume un aspetto patologico quando, nonostante abbiamo il desiderio e pensiamo di sapere come interrompere la risposta ansiosa, ossia tutti i segnali fisici, comportamentali e psicologici che percepiamo quando abbiamo paura, non riusciamo a ritrovare uno stato di rassicurazione e serenità. 

 

Dall’ansia al vero e proprio panico: correlati cerebrali e fisiologici.

Quando l’ansia è particolarmente intensa si può definire panico e la risposta comportamentale peculiare è il freezing o congelamento: di fronte all’imminenza e l’ineluttabilità di un grave pericolo l’unico automatismo percorribile, selezionato e rinforzato in millenni di evoluzione umana, è la possibilità di fingersi morti. Tuttavia, ansia e panico si differenziano anche sotto l’aspetto qualitativo, oltre che quantitativo. Studi recenti hanno infatti evidenziato differenze a livello cognitivo ed emotivo per l’implicazione di circuiti cerebrali diversi. In questo contesto, l’ansia può essere definita come uno stato emotivo anticipatorio di un pericolo imminente interno o esterno, caratterizzato da apprensione e preoccupazione. L’attività cerebrale ad esso connessa implica l’attività dell’amigdala centrale e della sostanza grigia ventrale, che media la risposta di freezing.  Il panico è invece uno stato emotivo preposto alla gestione delle emergenze. Esso viene percepito con un senso di estrema paura o di morte imminente, ed è associato ad un’intensa attivazione fisiologica. Implica l’attività delle aree cerebrali che mediano comportamenti di attacco e fuga, quali la sostanza grigia dorsolaterale e i collicoli superiori. Pertanto, quando proviamo panico la sensazione non è come nell’ansia di percepire un pericolo imminente, ma di essere dentro l’evento traumatico in atto.

 

Il panico:

Possiamo definire il panico come il perpetuarsi ciclico del circolo ansioso: quando stimoli esterni o in terni a noi come minacciosi provocano il sentimento ansioso che viene percepito nel corpo - aumento della sudorazione, del battito cardiaco, vertigini etc - e nella mente – sentimento della paura – l’attenzione si focalizza su tali sensazioni e, nonostante si mettano in atto comportamenti protettivi, come l’evitamento, le sensazioni somatiche aumentano di intensità e ciò accresce il sentimento di paura, fino ad interpretare queste sensazioni in modo catastrofico. Infatti il pensiero di base sembra essere la morte imminente, l’attacco di cuore etc. Per riassumere l’attenzione selettiva sulle percezioni fisiche interne, l’intensità della paura, l’interpretazione catastrofica di queste sensazioni e la sensazione di incontrollabilità non consente una disconferma del pensiero ricorsivo della minaccia incombente e perpetua il circolo del panico.

 

Esistono due cluster principali di sintomi ansiosi che rispondono ai due estremi tra i quali oscilla il nostro equilibrio affettivo: le vertigini , l’astenia, la sensazione di svenimento quando percepiamo l’allontanamento o l’evanescenza dei nostri punti di riferimento affettivi (luoghi e persone) e conseguente senso di solitudine; il senso di oppressione toracica, sensazione di soffocamento, difficoltà a tollerare gli spazi chiusi associati alla percezione di perdita di libertà o autonomia.

 

Quindi, per evitare di provare il sentimento ansioso si tende ad evitare tre generi di situazioni:

  • Solitudine, ossia lontananza da luoghi e persone familiari.

  • Costrizione fisica, spazi chiusi.

  • Spazi vasti e aperti.

Il metodo migliore per affrontare l'ansia o episodi di attacchi di panico è intraprendere un percorso psicoterapeutico che vada da una parte a sostenere la persona nel momento di difficoltà attuale ma che permetta di far emergere quegli elementi, per poi elaborarli, che hanno portato a questo stato di grande sofferenza.

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